Fulvio Colombo - Renzo Arcon

Introduzione alla ristampa del Codice Diplomatico Istriano, Trieste, 1986.


   Sono più di 120 anni che si continua a parlare nel bene o nel male del Codice Diplomatico Istriano di Pietro Kandler [1] che, suo malgrado, è divenuto il monumento massimo della storiografia medievale giuliana. Del Codice conosciamo ormai in profondità i limiti [2], e tuttavia dobbiamo farvi ancora ricorso per indagini preliminari e per utilizzare i documenti che, non altrove editi o andati perduti, non sono altrimenti citabili. Dobbiamo farvi ricorso altresì per verificare le miriadi di citazioni che del Codice sono state fatte dalla sua uscita ad oggi. Non ci sembra azzardato affermare che la storiografia medievale giuliana è costruita sul Codice Diplomatico Istriano, che opere come il Medioevo di Bernardo Benussi, la Storia di Trieste di Attilio Tamaro, i Lineamenti storici della costituzione politica dell'Istria durante il Medio Evo di Giovanni de Vergottini, lo utilizzano come fonte primaria. Il Codice non esisteva però come opera a stampa; le raccolte dei materiali che lo costituivano, tutte diverse tra di loro, erano difficilmente rintracciabili in ambito nazionale, introvabili all'estero [3]. La mancanza di numerazione degli elementi e delle pagine ne rendeva inoltre malagevole la citazione. Questi in sintesi i motivi che sono alla base della presente ristampa anastatica, operazione interlocutoria forse, ma che costituisce, crediamo, un primo piccolo passo in avanti dopo 120 anni di parole.
   Quando, nel 1980, cominciammo ad occuparci del Codice, l'obiettvo che ci stava più a cuore era la compilazione degli indici [4]. Credevamo infatti che i tempi fossero maturi per questo tipo di operazione; l'utilizzo di un elaboratore elettronico, consentendo un più agevole trattamento di quella grande massa di dati, avrebbe reso possibile l'ambizioso progetto e posto fine ad un utilizzo poco razionale di quello che era diventato per noi uno strumento di lavoro quotidiano. Sull'utilità di un possibile indice si era già scritto: il Kandler stesso ne aveva annunciata l'intenzione, e dopo di lui molti altri ne auspicarono la realizzazione [5]. Le nostre buone intenzioni si arenarono però di fronte ad un ostacolo insormontabile: la scelta dell'esemplare da indicizzare. Che garanzia avevamo infatti che la raccolta scelta fosse completa, o non contenesse materiali che non erano pertinenti al Codice kandleriano? Messo da parte il «progetto indici», si decise di concentrare la nostra attenzione sul problema della raccolta campione, divenuto ora di primaria importanza.
    Ci si rivolse quindi agli studi pubblicati sull'argomento con la speranza di individuare un criterio di scelta [6]. Evidenti discordanze tra la ricostruzione storica che Camillo de Franceschi propose nel 1912 [7], universalmente adottata come unica fonte per la genesi del Codice, e alcune citazioni contenute in opere a stampa con cui il Kandler fissava dei limiti cronologici alla pubblicazione del suo Codice [8], ci spinsero ad iniziare una nuova ricognizione di tutto il materiale disponibile. La ricerca fu condotta per lo più nell'Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste dove si conservano la maggior parte degli scritti autografi del Kandler.
   I dati raccolti ci consentirono di fissare finalmente su base documentaria i limiti cronologici delle fasi di pubblicazione del materiale e di tracciarne la storia che qui presentiamo in sintesi.

* * *

«Non mancò in varî tempi desiderio di formare Codice diplomatico; mancarono i mezzi, non pecuniari, sibbene materiali.- Raccolsero l'Ughelli nell'Italia Sacra, il Petreuli o Manaruta o Padre Ireneo della Croce, il Canonico Scussa, il Giuseppe Andrea Bonomo, il Commendatore Conte Gianrinaldo Carli, il Pre Felice Bandelli, il Rossetti, il Fontana, il Kandler, il de Jenner, altri ancora; ma erano fatiche erculee con poco risultato, adonta delle singole illustrazioni fattesi. Nel 1827 il Dr. Domenico de Rossetti annunciò il pensiero, e fece inviti, e cominciò nell'Archeografo a dar fuori diplomi, ma fu voce predicante nel deserto, nè poi desso poteva fare appello all'Archivio del Comune, per le stranissime vicende di questo».
   Con queste parole il Kandler, nella puntata «Archivio Diplomatico» della «Raccolta Conti» [9], dava in sintesi il quadro dei tentativi precedenti di pubblicare raccolte diplomatiche, dando particolare rilievo a Domenico Rossetti che considerava suo maestro [10].
   Non sappiamo quando lo stesso Kandler maturò l'intenzione di comporre un suo codice; certo è che, studente a Padova, Vienna e Pavia, trascrisse documenti a proprio uso. La prima notizia dell'esistenza di una raccolta diplomatica kandleriana si ricava dall'articolo apparso sull'«Osservatore triestino» del 23 maggio 1843 con il titolo «Esplorazioni di antichità nella città ed agro tergestino». Nel testo si legge: «Debito della direzione del museo essendo quello di venire a conoscenza dell'antica condizione della provincia, nè a questa potendo giungersi senza traversare i secoli di mezzo, si propose di fare raccolta anche di monumenti cartacei del medioevo. Il sig. Kandler cedette al museo il codice diplomatico della provincia da esso raccolto, e ricco di molti apografi da formarne grosso volume in folio, codice che per cura della direzione va aumentandosi». Codice che qualche mese dopo, in un articolo dello stesso giornale, il Kandler chiamerà col nome che poi diverrà definitivo di «codice diplomatico istriano» [11].
   Iniziata nel 1846 la pubblicazione del giornale «L'Istria», di cui era direttore, il Kandler, in uno dei primi numeri accluse un inserto volante con la riproduzione di un documento che doveva servire a commento di un articolo che trattava della «Geografia amministrativa d'Istria» [12]. Il foglio in questione portava già l'intestazione della raccolta diplomatica kandleriana e quindi poteva far presagire l'intenzione di fornire a puntate materiali per la costruzione di un possibile codice. Nei primi sei anni però furono pubblicati solo 14 elementi [13] destinati a fare da mero supporto agli articoli di carattere storico contenuti nel giornale [14]. Solo dal marzo del 1852, ultimo anno di vita del periodico, l'uscita degli allegati si fece più regolare e nel numero del primo di maggio, nell'articolo intitolato «Concordio tra Pirano e Spalato nel 1192», il Kandler dichiarò per la prima volta i suoi propositi: «I diplomi del medio-evo sono i materiali più sicuri per riconoscere la storia di questa provincia in difetto di opere storiche che li abbiano messi a profitto» e, più avanti: «I diplomi già dati alle stampe sono troppo dispersi e difficile ad aversi pronti; crediamo quindi non fare opera oziosa coll'accoglierli nell'Istria in forma che concede di tenerli assieme». Col mese di agosto di quell'anno si ridusse la funzione di supporto agli articoli. Entusiasmato dalla mole di materiale che andava raccogliendo, il Kandler così scriveva allora all'amico e collaboratore Carlo de Franceschi [15]: «E' contento dei diplomi che pubblico? Spero moltiplicarne il numero, dacché ne ho qualche migliajo». Questo proposito non fu portato a compimento per la forzata cessazione delle pubblicazioni: col numero del 18 dicembre il Kandler inviò agli abbonati un gruppo di 54 elementi che non avrebbe potuto utilizzare altrimenti e il 15 gennaio 1853 così scrisse al de Franceschi [16]: «L'Istria dunque ha cessato; stampo l'indice di tutte le sette annate, e con questo chiudo. Ma non per sempre come Ella ben travvidde, la forma sarà mutata, ma non ho intenzione di desistere dagli studî carissimi, e che dovranno quandochessia portare frutto, dacché questi miei avranno destino di suscitarne altri e migliori e più certi»; e qualche mese dopo allo stesso [17]: «Sarebbe necessità di stampare il Codice diplomatico completo, ma per ciò fare, dovrebbe formarsi società che ne assuma il dispendio; ma queste pretensioni sono troppe. Non importa se non faremo noi faranno quelli che verranno poi».
   Cessata la pubblicazione dell'«Istria», si chiuse la prima fase di uscita degli elementi, la pubblicazione dei quali riprese dopo un intervallo di ben otto anni nel 1861 [18], con la stampa da parte della tipografia Hermannstorfer di 13 elementi [19], gli ultimi di questo «primo» Codice. Con questi e con quelli allegati all'«Istria» il Kandler formò alcune raccolte che inviò a istituzioni pubbliche e a qualche privato [20]. In una di queste, donata all'Archivio Diplomatico [21], così si esprimeva: «Io mi era proposto di pubblicare Codice per tutta l'Istria, e mancando ogni altro modo, come allegati al foglio l'Istria; a fogli volanti, tutti di un formato capaci da essere legati; in luogo di paginatura numerata servire dovevano gli anni posti in fronte ad ogni diploma». Nel novembre del '61 Kandler propose, alla Giunta Provinciale dell'Istria di «...stampare o piuttosto continuare il Codice Diplomatico Istriano senza il quale non c'è speranza di conoscere le condizioni» [22], ma non se ne fece nulla.
   Improvvisamente, nel 1862, decise di iniziare l'edizione del nuovo Codice [23]. Non conosciamo la data precisa di inizio delle stampe ma il 21 giugno 1862 l'amico e corrispondente Giampaolo dei Polesini così rispondeva ad una sua lettera [24]: «Prendo caldissima nota della stampa di diplomi. Pel momento, non posso che spedirle fior. 50: del fondo ex-Dieta, che spedirò lunedì col vapore. Ho subito dato la lettera a mio zio ed a Carlo de Franceschi ed assieme coll'ultimo studieremo il modo più facile per cavar denaro dai Comuni o dalla spettabile Giunta...». Il riferimento più importante però è contenuto nella lettera del 21 luglio 1862 [25]: «Col vapore di sabato ho ricevuto le cinque copie della prima stampa del codice diplomatico. Ne ho sentito assai piacere anche per le illustrazioni che susseguono il diploma...».
   L'inizio fu felice: spinto dagli entusiasmi degli amici istriani e soprattutto dallo stesso Giampaolo dei Polesini, il Kandler dette massimo impulso all'iniziativa. E l'entusiasmo fu tale, che spese in meno di un anno 2000 fiorini, prevedendo una spesa complessiva di 6-7000 [26]. Il primo elemento pubblicato in questo nuovo Codice conteneva la trascrizione del Placito del Risano, già dato alle stampe nel «primo» Codice, rettificato in più punti; trascrizione che il Kandler fece seguire, novità questa, da una ricca nota illustrativa di 12 pagine [27].
   A questo elemento uscito isolato seguì un gruppo di altri, composto in buona parte dalla serie di documenti che aveva appena inserito nell'opera dedicata ai tre vescovi di Trieste Piccolomini, Rapicio, Scarlichio [28], limitandone però l'utilizzo a quelli del solo Piccolomini [29] e fissando in questo modo un primo limite cronologico dell'opera che chiama in questo periodo «Codice Diplomatico Triestino Istriano» [30], ad evidenziare che nel nuovo codice i documenti riguardanti Trieste avrebbero trovato maggior spazio. Ristampati più correttamente quasi tutti gli elementi del «primo» Codice, cominciò a pubblicare le trascrizioni contenute nel suo codice manoscritto [31], e i materiali che i numerosi collaboratori gli inviavano.
   Nel 1863, nel suo articolo «Discorso sulle storie di Trieste» [32], Il Kandler così inserisce il suo lavoro nell'ambito dei contributi alla storiografia triestina: «E non appena, per cause estranee al compilatore, si arrestava ad un terzo di via la Raccolta Conti ... davasi mano alacremente al Codice diplomatico che in meno di un anno usciva per le stampe tanto materiale da comporre due volumi in quarto; l'opera prosegue ed è recata sulle spalle da più persone che non si creda, altri di dispongono a recarne. Fra i quali non possiamo tacere le persone e li archivi che vi contribuiscono: il marchese Gianpaolo dei Polesini, i marchesi Benedetto e Francesco, il signor Carlo Defranceschi, il signor de Jenner, i capitoli di Trieste, di Parenzo, di Montona, le curie vescovili di Trieste e di Parenzo, il decano Daris di Pola, il D. Antonio Scampichio seniore, i comuni di Trieste, di Montona, di Pirano, di Capodistria, il signor de Susanni, il signor Tomaso Luciani, il D. Luigi Cambon, ed altri che non occor nominare. Ma fra gli oblatori di diplomi, non sorpasseremo l'abbadessa ed il monastero delle dame Benedettine Cassinesi di Trieste, le quali alla corona di somma pietà, e religione, aggiunsero questa foglia di patria dilezione. Ai nomi dei collaboratori vanno aggiunti i nomi dei fautori che ne sostengono il dispendio, ma è prematuro il darne la serie che è aperta, siccome la serie dei collaboratori non è chiusa coi nomi che abbiamo recitato. Del quale codice il primo documento è dell'anno 64 (sessantaquattro) l'ultimo sarà del 1523, ed un solo secolo si mostra finora sterile di carte».
   Per tutto il corso del 1863 il Kandler continuò a pubblicare documenti aumentando smisuratamente il proprio debito con la tipografia poiché evidentemente non gli giunsero dall'Istria e da Trieste gli aiuti sperati. Per far fronte all'insostenibile situazione economica il Kandler dovette ricorrere al sistema di avviare un certo numero di sottoscrizioni che gli garantissero un contributo minimo. Citiamo ad esempio la lettera inviata al conte Stefano Rota di Pirano del 19 febbraio 1864 [33]: «Altra cosa, sarebbe buona cosa, che avesse la Biblioteca e ne avevo parlato al Podestà Dr. Venier ed è il Codice Diplomatico Istriano che pubblico a fogli volanti, fino a che compiuto si possa legarlo insieme alla Prefazione storica ed agli Indici. Uscirono già diplomi in volume di sette od otto dita di grossezza ed è poco più che la metà. Lo stampo da più che sedici mesi e durerà la stampa tutto l'anno ... L'opera non entra nè entrerà in commercio; è sostenuto il dispendio da me e da contribuenti, il minimo contributo è di F. 50, so che le Casse Comunicali sono sempre vuote, ma quante cose si fanno per colletture di minimi importi. L'opera sarebbe proprietà del Comune e ad uso di tutti, indigeni e forestieri».
   La stampa degli elementi si interruppe intorno alla metà del 1865 [34], senza che peraltro il Kandler riuscisse a completarne la serie e a far stampare il frontespizio e la prefazione [35]. La sospensione fu dovuta a motivi economici: lo testimonia il fatto che il debito con la tipografia [36], ridotto in parte nel 1866 con il contributo della Giunta provinciale dell'Istria [37], fu saldato appena dopo la sua morte dal genero Nicolò Branchi [38].

* * *

   Raccolti questi dati, il problema sembrava risolto; bastava infatti limitarsi alla raccolta degli elementi editi dal 1862 al 1865, cioè al materiale che il Kandler destinò all'edizione definitiva del suo Codice. Lavoro questo che si poteva iniziare solo quando si fosse stati in grado di stabilire in modo inequivocabile se uno qualunque degli elementi compresi nelle raccolte conosciute come Codice Diplomatico Istriano, appartenesse o non appartenesse alla serie di elementi di cui sopra. Non essendo riusciti a stabilire un criterio che rivelasse l'appartenenza di un elemento qualsiasi al Codice kandleriano, dato che non era possibile ricavare con metodi tradizionali un'informazione del genere dal materiale a stampa e non era disponibile un elenco di tali elementi che il solo Kandler avrebbe potuto realizzare, si è dovuto adottare il criterio della non appartenenza.
   Si è così proceduto alla raccolta e alla catalogazione di tutti gli elementi a stampa compresi nelle raccolte sparse un po' dovunque, con particolare riguardo all'area triestina e soprattutto ai fondi dell'Archivio Diplomatico e della Biblioteca Civica, nei quali si conservano 12 raccolte e una quantità notevole di elementi sciolti (60.000 circa) [39]. Durante la ricognizione di quest'ultimo fondo abbiamo avuto la fortuna di rinvenire la seconda parte della raccolta personale del Kandler che sembrava perduta dopo i vari trasferimenti dell'Archivio Diplomatico [40]. Rinvenimento questo particolarmente significativo, anche se purtroppo, data la condizione del materiale slegato, le evidenti tracce di strappi e l'assenza di numerazione alla pagine, non risolutivo ai fini del nostro lavoro.
   L'indagine diede come risultato un elenco di 1778 elementi, che corrisponde esattamente all'elenco del materiale contenuto nella raccolta presente in 3 copie nella Biblioteca Civica [41], formata nel 1967 per volontà dell'allora direttore dott. Sauro Pesante, dal sig. Guido Sambo e integrata nel 1970 con altro materiale a seguito delle indagini di Giusto Borri [42].
   In questa raccolta era possibile isolare un gruppo di elementi che presentavano una caratteristica comune rilevabile senza difficoltà: la mancanza dell'intestazione «Codice Diplomatico Istriano». Con questi elementi, 60 in tutto, presenti peraltro in un numero esiguo di raccolte per lo più localizzate a Trieste, era possibile formare 6 gruppi omogenei con caratteristiche proprie e tali che ci consentivano di affermare che gli elementi provenivano da altre pubblicazioni sia dello stesso Kandler sia di altri autori e quindi non appartenevano al Codice Diplomatico Istriano [43]. I restanti 1718 elementi, presentavano tutti nella prima pagina a sinistra in alto l'intestazione caratteristica «Codice Diplomatico Istriano». Era possibile tuttavia isolare anche tra di loro un gruppo avente caratteristiche proprie: quello dei 167 elementi del «primo» Codice. Elementi questi ben identificabili o per l'indicazione della tipografia (i 13 della Hermannstorfer), o mediante elenchi degli allegati al giornale «L'Istria» [44]. Rimanevano quindi, dopo quest'ultima riduzione, 1551 elementi, che necessariamente fanno parte del Codice Diplomatico Istriano di Pietro Kandler, dato che non ci è stato possibile individuare tra di loro alcuno che possedesse caratteristiche tali da poter essere attribuito ad altra opera [45].
   L'opera così ricostruita contava un totale di 3540 pagine; di queste 1010, erano completamente bianche; le pagine effettivamente a stampa risultavano essere perciò 2530. Gli elementi del Codice Diplomatico Istriano andavano raccolti secondo le intenzioni del Kandler in 5 volumi ed è in questo modo che li troviamo organizzati nella sua raccolta, in quella dell'Hortis conservata all'Archivio Diplomatico, nella raccolta appartenuta a Carlo de Franceschi ora nella biblioteca della Società istriana di archeologia e storia patria e nella raccolta dell'Archivio provinciale di Pirano, tanto per citarne alcune tra le più significative e originali.
   Il materiale fu così suddiviso:

volumi ambito cronologico num. elementi pag. del volume pag. per volume
   50 - 1194 187    1 - 349 349
II  1200 - 1299 290 350 - 848 499
III  1300 - 1399 423   849 - 1523 675
IV  1400 - 1499 395 1524 - 2140 617
1500 - 1526 256 2141 - 2530 390
totali     1551     2530

   Stabilita in questo modo la consistenza del Codice Diplomatico Istriano, abbiamo svolto un'indagine sullo stato delle raccolte esistenti. Daremo qualche esempio numerico, tenendo a precisare che abbiamo tenuto in particolare considerazione quelle custodite presso istituzioni pubbliche, biblioteche, archivi, musei, cioè raccolte che per la loro collocazione sono state più di altre consultate e citate e che, essendo a disposizione del pubblico, dovrebbero dare quelle garanzie di riferimento che la moderna storiografia richiede.

 Raccolta censita e collocazione    Elementi
    mancanti
   Elementi
    spuri [46]
 Istituto di Storia Medievale e Moderna (Univ. degli Studi, Trieste)     38
 Biblioteca Civica - Trieste (3 copie)     227
 Biblioteca scientifica - Pola (Naucna Biblioteka Pula) 1 15
 Biblioteca Civica - Trieste (Archivio Diplomatico, racc. Hortis) 2    
 Archivio Provinciale - Pirano (Pokrajinski Arkiv Piran) 6    
 Ist. di Storia del Diritto Italiano (Università «La Sapienza» - Roma) 8 3
 Biblioteca Civica - Udine 14 6
 Biblioteca degli Studi - Capodistria (Studijska Knjiznica Koper) 18 83
 Biblioteca della Soc. Istriana di archeologia e storia patria - Trieste 53    
 Biblioteca del Centro di Ricerche Storiche - Rovigno 54 61
 Museo Civico di Storia ed Arte - Trieste 70 8
 Biblioteca Nazionale Marciana - Venezia 243    
 Archivio di Stato - Venezia 246    
 Archivio di Stato - Trieste 262 14

   Abbiamo preso visione inoltre, limitatamente al I e al II volume, della raccolta collocata in consultazione nella sezione «Venezia Giulia» della Biblioteca Apostolica Vaticana, la quale risulta mancante in questa sua parte di un solo elemento.
   I risultati del nostro lavoro furono presentati nel corso della tavola rotonda sul tema: «Il Codice Diplomatico Istriano di Pietro Kandler», organizzata dalla Società di Minerva di Trieste nella sala «Silvio Benco» della Biblioteca Civica di Trieste il 22 maggio 1982. L'anno successivo l'«Archeografo Triestino» pubblicò l'indice completo degli elementi del Codice, da noi curato, che consentiva finalmente la realizzazione della raccolta campione [47]. Ed è questa raccolta che viene qui riprodotta numerata negli elementi e nelle pagine.
   Il Codice diplomatico di Pietro Kandler oggi esiste, prende finalmente forma in un numero sufficiente di esemplari, che consentiranno finalmente citazioni precise del materiale, e speriamo daranno il via a nuove iniziative non necessariamente di ampio respiro: in certi casi, modesti ma calibrati programmi, coordinati tra di loro, possono dare comunque risultati definiti, direttamente utilizzabili.
   Per quel che ci riguarda, abbiamo già impostato due di questi programmi minimi. e cioè: la compilazione dell'elenco delle posizioni attuali dei documenti che il Kandler e i suoi collaboratori utilizzarono per il Codice, e naturalmente la realizzazione degli indici della presente edizione anastatica. Indici, o meglio elenco completo delle parole significative, da realizzarsi previa elaborazione informatica dei testi. Gli sviluppi d'una simile operazione sono imprevedibili; con la costituzione di una banca dati saranno possibili, anche a distanza, ogni sorta di indagini e di interventi. L'utente potrà organizzare la propria ricerca seguendo la metodologia che riterrà più funzionale per l'economia del proprio lavoro. Il materiale sarà consultabile in modo cronologico, per fondi, per località e per qualsiasi altra chiave di ricerca.
   Un particolare ringraziamento va a Sergio Zorzon della Libreria Internazionale «Italo Svevo» di Trieste, per il continuo interessamento; a Edda Bartole, per il prezioso aiuto prestato durante le ultime fasi di questo nostro impegno; a Roberto Pavanello, per gli utili consigli, di cui abbiamo fatto tesoro.


[1] Il contributo più recente è quello di R. Härtel, Aggiunte al Codice diplomatico istriano, apparso nel volume XXXII n.s. (1984) degli «Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria».

[2] M.L. IONA, Il Codice diplomatico istriano: realtà e problemi, in «Studi Kandleriani», Trieste 1975, e Härtel, cit.

[3] Si veda a questo proposito la nostra indagine nella parte finale del presente lavoro.

[4] Con tale intento gli scriventi costituirono il «Gruppo ricerche storiche - Trieste», a cui in seguito aderirono Alessandro Pellican, Maurizio Radacich e Tito Ubaldini.

[5] A. BENEDETTI, Ancora due lettere inedite del Kandler al conte Stefano Rota, in «Pagine Istriane», a. IIII (luglio- ottobre 1953), n. 14-15, pag. 48; «... fino a che compiuto si possa legarlo assieme alla Prefazione storica ed agli Indici». Ad appena qualche mese dalla morte del Kandler, Tommaso Luciani (Pietro Kandler, in «Archivio Veneto», tomo III, parte II (1871), pag. 196) invitava i «comprovinciali» a comporre un «indice metodico, combinato per epoche, fonti, paesi, persone e materie. Allora il Codice, pochissimo conosciuto fin'ora, potendo agevolmente essere consultato, diverrebbe veramente popolare fra gli studiosi, e quindi sommamente utile agli studi storiografici di tutta quella regione». L'ultimo intervento su questo argomento era allora quello di Maria Laura Iona (cit.) la quale auspicava la realizzazione degli indici, come un rimedio urgente all'inconsultabilità del Codice.

[6] Sul problema della raccolta campione e sui tentativi per determinarne la composizione, si veda l'articolo di G. Borri, Ricognizione del Codice Diplomatico Istriano e progetti di aggiornamento, in «Atti e memorie della Società istriana di archeologia e storia patria », LXIX (1969) e i verbali n. 799 e n. 815 delle riunioni della Società di Minerva del 7 giugno 1969 e del 28 febbraio 1970, in cui si discusse anche sull'eventualità di una riedizione del Codice Diplomatico Istriano di Pietro Kandler (Trieste, Biblioteca Civica).

[7] C. DE FRANCESCHI, Il Codice Diplomatico Istriano, in «Pagine Istriane», X (1912), n. 4-6.

[8] P. KANDLER, «Letteratura e fonti per le cose civili» [1862], in Raccolta delle leggi, ordinanze e regolamenti speciali per Trieste, Trieste 1861-64: «Codice Diplomatico Istriano, del Dr. P. Kandler ... 1847-1861». E nella stessa raccolta, puntata «Emporio e Portofranco di Trieste» (1864), in «Letteratura», a pag. 298: «Codice Diplomatico Istriano, del Kandler - Trieste, 1862, Lloyd».

[9] P. KANDLER, Raccolta..., cit., (comunemente conosciuta come «Raccolta Conti» dal nome del podestà di allora), puntata «L'Archivio Diplomatico» [dicembre 1862], pag. 6.

[10] Il Rossetti nell'introduzione al primo volume dell' «Archeografo triestino» (Trieste, 1829), così si esprimeva: «Antichi documenti, inediti o erroneamente pubblicati o sparsi per entro a corpi di raccolte storiche diplomatiche ignote o meno ovvie fra noi, verranno qui accolti con particolare predilezione; e saranno aggraditi da chiunque sa quanto valgano per la storia de'luoghi de' fatti e delle famiglie cui appartengono».

[11] Del Vescovo Rodolfo Pedrazzani, in «Osservatore triestino», 22 dic. 1843 (Appendice).

[12] «L'Istria», a. I, nn. 13-14, 14 marzo 1846.

[13] Il termine «Elemento» definisce la singola unità a stampa del Codice Diplomatico Istriano composta da 2 o più pagine, nella prima delle quali in alto a sinistra compare la dicitura «CODICE DIPLOMATICO ISTRIANO», e nell'ultima a stampa in basso quella di «Tipografia del Lloyd Austriaco».

[14] Nel 1848 diede alle stampe quella che può essere considerata la sua prima raccolta documentaria, i «Documenti per servire alla conoscenza delle condizioni legali del municipio ed emporio di Trieste». L'opera che ne comprendeva 75, doveva «.. servire alla conoscenza delle condizioni politiche e mercantili, peculiari di Trieste nelle discussioni del Parlamento Imperiale Costituente e dei Corpi Municipali». «L'Istria», 8 luglio 1848. Una parte di questi materiali fu più tardi riutilizzata per il Codice.

[15] Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste, d'ora in poi ADT, 21D5/1, Lettere del Dr. Pietro Kandler a C. De Franceschi, lettera del 7 agosto 1852.

[16] ibid.

[17] ibid., lettera dell'11 maggio 1853.

[18] Contrariamente a quanto affermato da Camillo de Franceschi (cit., pag. 88 segg.), la stampa degli elementi del «primo» Codice, non si arresta con la sospensione delle pubblicazioni de «L'Istria». Vedi citazione bibliografica del Kandler a nota 8.

[19] Questi elementi, particolarmente rari, furono editi in un numero esiguo di esemplari assieme a tre fascicoli celebrativi dell'elezione di Stefano Conti, Costantino Cumano e Giuseppe Morpurgo alle cariche di podestà e di primo e secondo vicepresidente del Consiglio della città di Trieste.

[20] Le raccolte del «primo» Codice sono particolarmente rare. V. in Appendice la prefazione all'esemplare di cui alla nota seguente e la precisazione contenuta in una lettera che accompagna l'invio di una di queste accolte allo storico bresciano Federico Odorici: «La prevengo che la raccolta è rara, non essendosene tenuto conto, quando uscivano alla spicciolata». ADT, Kandler, varie.

[21] ADT, 11C6. La prefazione già pubblicata da Fulvio Crosara in «Studi Kandleriani», cit., è riprodotta qui in Appendice.

[22] ADT, 1/2C36; minuta contenuta in un esemplare del Saggio di Bibliografia istriana di Carlo Combi, già di proprietà Kandler.

[23] Anche la data (1853) dell'inizio delle pubblicazioni del «nuovo» Codice proposta da Camillo de Franceschi (cit., pag. 91) deve essere modificata sulla base di precisi riferimenti, sia bibliografici dello stesso autore (v. nota n. 8), sia provenienti da ricerche d'archivio (v. note seguenti).

[24] ADT, 21D6/2.

[25] ibid.

[26] ADT, 21D5/1, lettera del 4 giugno 1863.

[27] Nel «primo» Codice è il documento che fa da supporto al testo degli articoli, nel «secondo» invece acquista autonomia ed è spesso accompagnato da note.

[28] [P. KANDLER], Documenti raccolti e pubblicati in occasione di collocazione di busti enei sulla facciata del duomo di Trieste in onore di Enea Silvio Piccolomini ... Andrea Rapicio ... Rinaldo Scarlicio ..., Trieste 1862.

[29] Ibid., E.S. Piccolomini (1444-1464), A. Rapicio (1556-1573), R. Scarlichio (1621-1630).

[30] P. KANDLER, «L'Archivio Diplomatico», in Raccolta ..., cit., pag. 32: «Dall'Archivio si trassero assai materiali pel Codice Diplomatico Triestino Istriano in corso di stampa».

[31] P. KANDLER, «Letteratura e fonti per le cose civili» [1861], in Raccolta ..., cit.: «Codice diplomatico da Carlo Magno, fino al 1500. Ms. di proprietà Kandler». C. COMBI, Saggio di bibliografia istriana, Capodistria 1864; al n. 1447 a pag. 200: «Codice diplomatico da Carlo Magno fino al 1500. Compilazione del Dr. P. Kandler. Questo è ora sotto i torchi».

[32] P. KANDLER, «Discorso sulle Storie di Trieste», in V. SCUSSA, Storia cronografica di Trieste ..., Trieste 1863 (rist. Trieste 1968 e 1975), pag. 189.

[33] A. BENEDETTI, Ancora due lettere ..., cit.

[34] Abbiamo fissato l'anno di sospensione delle pubblicazioni, contrariamente a quanto proposto da C. de Franceschi (cit., pag. 91), al 1865 sulla base di quanto contenuto nella nota che segue il testo dell'elemento n. 175: «La gentilezza del signor Ingegnere Antonio Joppi ci concede di estrarre da memoria, da lui letta nell'Accademia di Udine nel dì 30 Aprile 1865, quanto segue: ...». Data che può essere verificata come esatta nella Bibliografia Storica Friulana di OCCIONI-BONAFFONS, vol. I, Udine 1883, al n. 142, pag. 68.

[35] A. BENEDETTI, Ancora due lettere ..., cit.

[36] L'unico documento reperibile che certifichi l'ammontare del debito con la tipografia, ci informa che questo assommava, prima del 22 novembre 1867 a 2903 fiorini, cifra che fu ridotta a 1903 in tale data, probabilmente a seguito del contributo della Giunta provinciale dell'Istria (ADT, 12D6, doc. n. 38).

[37] V. nota precedente e le lettere del Kandler a Carlo de Franceschi, cit., per gli anni 1866-67.

[38] A. HORTIS, Di Pietro Kandler, in «Pagine Istriane», X, nn. 4-6 (1912), pag. 78.

[39] Questa ricerca è stata condotta, oltre che dagli scriventi, anche da Alessandro Pellican, Maurizio Radacich e Tito Ubaldini.

[40] La raccolta si trovava completa nel 1924 in Archivio Diplomatico allorquando Antonio Ciana ne compilò l'elenco dei regesti; v. G. BORRI, cit., pagg. 207-8. Per la storia recente dell'archivio, v. C. DE FRANCESCHI, Ricordi di Biblioteca, in «Archeografo Triestino», III serie, vol. XXII (1959), pag. 57.

[41] Segnature: 0001 cons., R.P. 5-67, 2Kb (ADT).

[42] Società di Minerva, verbale n. 815, cit.

[43] Un elemento risultò proveniente dalla pubblicazione del Kandler, Inscrizione romana del secolo IIII dell'era comune tratta da vecchi ruderi in Veglia ..., Trieste 1861; due dall'«Archeografo Triestino»; sette dalla sua opera Raccolta ..., cit., puntata «Li feudi»; diciotto dalla serie di stampati che il comune fece imprimere per uso d'ufficio nel 1861 e che dovevano servire da supporto nei dibattiti per il ripristino delle franchigie (v. le due lettere datate 25 aprile e 4 maggio 1861 di Stefano Conti, allora podestà, al Kandler, nelle quali, lo stesso veniva invitato alle sedute e incaricato della preparazione del materiale da inviare in tipografia (ADT 12D1/24, varie), e trentadue dall'altra pubblicazione, Documenti raccolti..., cit. L'elenco delle stampe ad uso d'ufficio, e quello dei materiali contenuti nell'opera sopracitata, sono proposti in Appendice.

[44] L'elenco completo degli elementi inseriti in allegato nell'«Istria» è stato compilato da Antonio Ciana ed è disponibile, dattiloscritto, presso la Biblioteca Civica di Trieste con segnatura R.P. Misc. 6-2051 (A. CIANA, Indice cronologico di tutti i documenti che compongono la prima edizione del Codice Diplomatico Istriano, Trieste 1946). Questa serie e quella degli elementi editi nel 1861, sono riprodotte in Appendice per consentire un confronto con i materiali che il Kandler ristampò nella nuova edizione.

[45] Ad indagine conclusa è stato significativo constatare come l'unica raccolta presente in Biblioteca Civica che si rivelasse eguale nel numero di elementi a stampa alla nostra, fosse quella che si conservava in direzione, già appartenuta ad Attilio Hortis, direttore per molti anni della Biblioteca e stranamente trascurata nelle ricognizioni precedenti.

[46] Gli elementi doppi sono considerati spuri.

[47] Il Codice Diplomatico Istriano di Pietro Kandler - Indice dell'opera, in «Archeografo Triestino», vol. IV (1983), pp. 53-186.

 

(Fulvio Colombo 25/2/01)